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Pinerolo e il suo territorio

Data di aggiornamento di questa pagina: 11/08/2015 15:20

L'inquinamento luminoso cittadino 5

Illuminare edifici, monumenti, insegne e cartelloni pubblicitari

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Edifici e monumenti

Proiettori dall'alto e dal basso

foto 1
Illuminazione in piazza San Donato. Sotto il cornicione dell'edificio ci sarebbe tutto lo spazio per montare i faretti puntati verso il basso.

Proiettori dal basso

foto 2
Il povero generale Filippo Brignone, eroe risorgimentale, è ridotto a un inquietante personaggio da film horror.

Proiettore fortemente inquinante

foto 3
Una modesta elaborazione fotografica per evidenziare il largo fascio luminoso (in alto è quasi verticale) proiettato sul campanile della basilica di San Maurizio.

Illuminazione di edifici e di monumenti.

L'arte ha bisogno di luce, ma anche la luce è arte. Che valore avrebbero una pinacoteca o un museo male illuminati? Oppure una pièce teatrale o un film con effetti di luce scadenti? A quanto pare, la considerazione appena fatta è data per scontata nei casi citati e in altre situazioni, ma non vale quasi mai per i monumenti, per gli edifici storici o di pregio architettonico.

La luce, in questi casi, dovrebbe essere usata come un pittore adopera il pennello e non a secchiate come chi risciacqua l'auto appena insaponata in riva a un torrente — abitudine, tra l'altro, deplorevole. Viene mai consultato un artista quando si deve illuminare un edificio di valore? No, è meglio gettare qualche secchiata di kilowatt tanto chi ci fa caso? Faremmo bene a ricordare che tanto spreco lo paga, e a caro prezzo, tutta la collettività: già soltanto questa semplice considerazione economica dovrebbe fare apprezzare la lotta all'inquinamento luminoso.

Un capolavoro di spreco è il simbolo della nostra città: San Maurizio (v. foto 3 e 4). Potenti ed energivori fari dissipano in cielo una significativa frazione della loro luce e un bel po' di denaro. E allora li si tengono spenti per gran parte della notte per risparmiare. È una scelta estetica grossolana e volgare. Sarebbe opportuno ideare un'illuminazione più discreta e pittorica — direi quasi sussurrata — per valorizzare un edificio che ha più di mille anni di storia e che ci rappresenta in tutte le immagini dedicate alla nostra città.

Il campanile di San Maurizio

foto 4
La basilica di San Maurizio, illuminazione del campanile. La piccola sagoma scura con stelo è il proiettore della foto 3.

A proposito di sussurrato: si dia un'occhiata alle finestre del Palazzo del Senato in via Principi d'Acaia (v. foto 6) illuminate da una fonte invisibile e a bassa luminanza(1), a soft lighting diremmo all'inglese. Peccato che tutta la via sia rischiarata da lanterne molto inquinanti.

Qui di seguito sono elencate tre semplici regole da seguire nel progettare l'illuminazione di edifici, di monumenti, di insegne o di cartelloni pubblicitari per evitare l'IL:

La prima regola, non superare i bordi, è abbastanza ovvia, non mi pare che richieda altri commenti.

La seconda regola, illuminazione dall'alto, sollecita qualche considerazione. La critica (controversa) che si rivolge all'illuminazione dal basso verso l'alto è l'effetto innaturale delle ombre create sulla struttura: il sole illumina dall'alto ed è ai suoi giochi di luci e di ombre che siamo abituati. Per edifici, insegne e cartelloni andrebbe sempre evitata: per il momento, le persone camminano ancora a contatto della strada ed è verso di loro che i raggi riflessi dovrebbero andare. Per i monumenti occorre valutare caso per caso — ma rispettando sempre la prima regola — e, quando possibile, con il parere del creatore dell'opera: le ombre verso l'alto aggiungono drammaticità e inquietudine che, in certi casi, potrebbero risultare del tutto fuori luogo. Si veda a tal proposito la foto 2.

La terza regola, evitare l'eccessiva luminanza, è la più tecnica e va spiegata un po' meglio. Le sorgenti ad alta luminanza sono in genere piccole o medio piccole, emettono molta luce e il loro fascio luminoso tende a creare sugli oggetti contrasti molto marcati e intensità di luce riflessa elevate, tanto più quanto la sorgente è vicina all'oggetto da rischiarare. Nell'osservatore provocano abbagliamento anche se percepite soltanto con la coda dell'occhio. Si pensi ai comuni faretti alogeni molto diffusi nelle vetrine: se anche solo una piccola parte della loro luce diretta colpisce l'occhio, ci provoca un senso di fastidio.
Se invece consideriamo ad esempio gli ancora più comuni tubi fluorescenti, si può constatare che emettono anch'essi molta luce, ma la percezione di abbagliamento è molto inferiore a quella creata dai faretti. Hanno una più bassa luminanza e tendono a produrre giochi di luci e di ombre più morbidi. Volendo o dovendo sistemare una fonte di luce molto vicino a ciò che si vuole rischiarare, sarebbe meglio sceglierla a bassa luminanza.

Proiettori dall'alto

foto 5
Palazzo Vittone, in piazza Vittorio Veneto, e i punti luce di intensità eccessiva. Inoltre, di fronte al palazzo, c'è ancora un inutile vecchio lampione inquinante a luce bianca.

Illuminazione tenue

foto 6
Una bifora del Palazzo del Senato in via Principi d'Acaia angolo largo D'Andrade.

Edifici illuminati.

Dunque, dato che l'illuminazione serve di notte quando i contrasti sono già molto elevati, usare sorgenti che creano abbagliamento mette in difficoltà anche l'occhio più in forma e provoca grande disagio agli occhi non più giovani. Mi duole dire che tutti i proiettori usati sotto i cornicioni o nella parte alta degli edifici in piazza Vittorio Veneto, lungo corso Torino o al Museo della Cavalleria rientrano nel difetto appena descritto. Mi spiego, l'errore non è nei proiettori, che in altre situazioni andrebbero benissimo, ma nell'averli installati in quel modo, probabilmente troppo vicini alla parete: la luce riflessa dal muro in prossimità della lampada ha un'intensità talmente elevata da risultare molto inquinante. La riflessione su una superficie ruvida, come la parete di un edificio, è un fenomeno caotico poco controllabile; i raggi di luce, riemessi in svariate direzioni, creano un fronte luminoso semisferico. A questo proposito, si osservino la foto 5 e la seguente immagine di piazza Vittorio Veneto vista dal sagrato del santuario della Madonna delle Grazie (foto 7):

Illuminazione notturna

foto 7
Piazza Vittorio Veneto vista da San Maurizio.

In questa foto di piazza Vittorio Veneto sono bene evidenti i guai prodotti da un'eccessiva luminanza delle sorgenti associata a un loro cattivo posizionamento. Si badi che le intense chiazze di luce che si vedono sotto i cornicioni di Palazzo Vittone e dell'edificio con portici di corso Torino non sono le luci dirette dei proiettori le cui lampade, per come sono posizionati e per costruzione, sono invisibili, ma sono soltanto i raggi riflessi dalla parete appena sotto i proiettori. Si nota chiaramente quanto siano brillanti e inquinanti.
Gli ottimi lampioni a vela che illuminano la piazza e il viale che la circonda sono completamente invisibili, si intuisce la loro presenza perché la piazza e il viale sono ben rischiarati: fare un buon lavoro e al contempo combattere l'inquinamento luminoso si può.
La torre del Municipio, quand'è illuminata, è fortemente inquinante; uno dei fari che la rischiara, naturalmente dal basso, è la causa della vistosa «stella» sul lato destro dell'immagine: nemmeno uno dei tre punti enunciati più sopra è rispettato.


(1) Luminanza (o brillanza). Vedere wp→Luminanza

(2) Riflessione. Per approfondire le leggi fisiche sulla riflessione, consultare wp→Riflessione

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