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Pinerolo e il suo territorio

Data di aggiornamento di questa pagina: 17/09/2012 10:55

Pinerolo, una città fortezza

Le fortificazioni francesi di Pinerolo nei secoli XVI e XVII

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Incisione del '600

figura 1
Incisione francese della Pinerolo secentesca
In alto a destra si distingue la Cittadella circondata da mura che la isolano dal resto della città e su cui domina l'antico castello caratterizzato dall'alta torre centrale. Accanto a sinistra, all'esterno della Cittadella, svetta il campanile della chiesa di San Maurizio. In basso a sinistra, vicino alla macchia di alberi, alcune persone percorrono la strada che conduce alla Porta di Torino.

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Richelieu

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Armand-Jean du Plessis, cardinale di Richelieu (particolare).
ex→ Provenienza dell'immagine.

La Cittadella

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Dettaglio dell'incisione di figura 1 sulla Cittadella fortificata.

Porta di Torino

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Dettaglio dell'incisione di figura 1 sulla Porta di Torino posta tra il bastione di Créquy, a sinistra, e il bastione di Montmorency, a destra.
Sono ben evidenti i principali elementi dell'architettura militare descritti nel testo: 1. la linea di difesa più esterna costituita dal cammino coperto che digrada verso la pianura (spalti); 2. la mezzaluna (o rivellino) collegata con un ponte levatoio alla strada per Torino e con una passerella all'ingresso della città; 3. i due ordini di mura; 4. i due bastioni ai lati del rivellino e 5. il fossato.

Pinerolo del 600

sufigura 6
Il forte di Santa Brigida(4) (foto 1).
Orientamento dell'immagine: est in basso.
1. caserme, 2. torre di avvistamento, 3. batterie di bombe, 4. batterie di cannoni, 5. ingresso delle trincee degli attaccanti, 6. piazza d'armi.
L'immagine descrive la situazione del forte durante il tentativo (riuscito il 14 agosto) di occupare la postazione dei Francesi di Pinerolo da parte delle truppe del duca Vittorio Amedeo II di Savoia nell'agosto del 1693. Dal forte conquistato, tra il 25 e il 29 settembre Pinerolo venne pesantemente bombardata, ma questa vittoria fu il preludio alla pesante sconfitta subita dai Piemontesi e dai loro alleati nella battaglia del 4 ottobre alla Marsaglia ad opera di Nicolas Catinat, Generale di Francia. Pinerolo resterà dunque ancora per alcuni anni in mano francese.

Collina di Santa Brigida

sufoto 1
La collina di Santa Brigida vista dal sagrato del santuario della Madonna delle Grazie, a san Maurizio. Il forte da cui Pinerolo subì il bombardamento dei cannoni dei Piemontesi, non esiste più; al suo posto sorge la villa che si intravede nella fotografia, proprio in cima alla collina.

Pinerolo nel Medioevo, come tante città italiane ed europee, era ben protetta da una solida cerchia di mura e altrettanto lo era il suo castello, residenza dei Principi d'Acaia.

Nel XVI secolo Pinerolo fu considerata una città(1) di grande importanza strategica per il controllo dei passi alpini tra l'Italia e la Francia, sicché da bel comune medievale si trasformò in città fortezza.

La trasformazione durò oltre due secoli (dal XVI all'inizio del XVIII) e fu profonda. Coinvolse soprattutto (ma non solo) le pendici del monte Pepino — l'attuale colle di San Maurizio — non soltanto dal punto di vista urbanistico, come dirò più avanti, ma anche morfologico: i pendii, più dolci di quelli attuali, in molti punti furono resi più aspri scavando e spostando grandi quantità di terreno per rendere più sicura la cinta difensiva.
E poi ci fu l'abbattimento delle mura (dopo il 1696) che comportò la presenza di enormi quantità di macerie da usare o da smaltire in qualche modo.

Incominciò le modifiche Francesco I re di Francia nel 1536.

«Eravamo questi anni passati a Pineruolo molti in compagnia, fuor della Terra a seder in un praticello pieno di verde e minutissima erbetta, per la quale in un canaletto correva una limpidissima e molto fresca fontana, la quale col suo dolce e piacevol mormorio rendeva un soave e dilettevol suono. Quivi ragionando noi di molte cose, sopravvenne la buona memoria del sig. conte Guido Rangone, allora general luogotenente in Italia del re Cristianissimo; che accompagnato da molti signori e capitani ed altri soldati, andava d'ognintorno alle mura della Terra, disegnando là un baloardo, colà una piatta forma, ed altrove un bastione ed altri ripari, secondo che la diversità del sito ricercava; perché Pineruolo parte è in colle, parte al declivo del monte, e parte in terra piana. Erano seco alcuni Ingegneri, con i quali conferiva il tutto, e voleva di ciascuno il parere: poi quello che pareva il più ragionevole, e più a profitto della sicurezza del luogo, si metteva in opera; di modo che in assai breve tempo rese quella Terra fortissima. [...]»

Così il novelliere Matteo Bandello(2) — giunto a Pinerolo al seguito di Guido Rangone comandante e luogotenente delle truppe francesi — descrive il principio dei lavori di ammodernamento delle vecchie e obsolete strutture difensive medievali.

Proseguirono l'opera i suoi numerosi successori fino al 1574. La restituzione di Pinerolo ai Savoia di Emanuele Filiberto e poi del figlio Carlo Emanuele I non fermò i lavori che — anche se con minore determinazione — continuarono fino alla riconquista francese del secolo successivo.
Il Borgo, la parte nobile, densamente abitata della città sul colle di San Maurizio, incominciò a spopolarsi al crescere delle opere difensive della Cittadella e subì l'abbattimento di numerosi edifici. La stessa sorte toccò ai fabbricati all'esterno delle mura cittadine(3).

Nel XVII secolo e precisamente il 23 marzo del 1630, l'esercito francese di Luigi XIII, guidato dal Cardinale Richelieu in persona (figura 2), aprì un varco nelle mura e penetrò in città. Le autorità, per evitare morti e distruzioni, si videro costrette a sottoscrivere la resa. Fu questo l'inizio della seconda dominazione che sarebbe durata fino al trattato del 29 agosto 1696.

In questo secolo, in cui a Luigi XIII successe Luigi XIV (il «Re Sole»), i Francesi si impegnarono molto nel potenziamento delle fortificazioni preesistenti e, nell'ultimo quarto del secolo, la piazzaforte pinerolese raggiunse la massima espansione e imponenza (figura 1).
Il Borgo e la periferia cittadina cessarono definitivamente di esistere: tutti gli antichi, nobili e meno nobili palazzi medievali furono demoliti (si salvò la chiesa di San Maurizio) e dell'aspetto dei luoghi si perse il ricordo. Almeno fino ai giorni nostri b→[v. M. Calliero, Dentro le Mura]. Migliore sorte toccò al Piano: le opere di fortificazione si espandevano verso l'esterno perciò il nucleo centrale cittadino fu in buona parte risparmiato b→[v. ibidem].

Pinerolo era circondata da due ordini di mura — tranne nei tratti in cui le asperità naturali o artificiali del terreno consentivano mura singole — che a intervalli regolari si protendevano verso la pianura a formare i bastioni; tra un bastione e l'altro, le mezzelune (o rivellini), vere e proprie isole nel fossato, consentivano di proteggere l'abitato da una posizione più avanzata; e infine un cammino coperto, i cui spalti digradavano verso la spianata, cingeva l'intera città (figure 2 e 5).

Fortezza nella fortezza, la Cittadella difendeva il suo antico castello che, nella seconda dominazione, ebbe la funzione di prigione di stato francese (figure 2 e 4).

Altre opere militari erano disseminate su tutto il territorio pinerolese, in particolare su due alture: la collina di Santa Brigida su cui era stato costruito un forte (figura 6) nel 1540 e il Belvedere, ora conosciuto con il nome di Monte Oliveto, che svolgeva la funzione di ridotta di avvistamento.

La maestosità delle fortificazioni scoraggiò qualsiasi attacco diretto proveniente dalla pianura, ma non fermò il bombardamento dal cielo dopo la cattura del forte di Santa Brigida (figura 6) da parte dei Piemontesi.

Nel trattato dell'agosto del 1696, Pinerolo ritornò ai Savoia, ma venne imposta la distruzione della Cittadella — compreso il castello — e di tutte le fortificazioni (bastioni, mura, mezzelune, cammini, ecc.); scamparono all'abbattimento delle opere periferiche soltanto l'hôtel di cavalleria, l'arsenale e una polveriera sul bastione di Créquy destinata a diventare una chiesa. Fu la fine della città fortezza, ma anche l'inizio di una nuova espansione della città.

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Mappa topografica delle fortificazioni pinerolesi

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figura 2

Mappa di Pinerolo nel Seicento
Le fortificazioni hanno ormai raggiunto il loro massimo sviluppo. Delle numerose porte della città aperte nelle epoche precedenti restano soltanto, per ragioni di sicurezza, la porta di Torino, la porta di Francia e l'ingresso alla Cittadella.

I principali edifici militari
Risalgono al XVII secolo; attualmente restano soltanto, anche se rimaneggiati e destinati ad altro uso, l'arsenale (sede del Comune) e le caserme (tribunale e uffici regionali).
Si osservino le mappe satellitari delle aree indicate:
sat→fonderia dei cannoni sul terreno dell'attuale villa "La Graziosa", sat→caserme, sat→arsenale e caserma dei cannonieri, sat→polveriera sud, al suo posto c'è la chiesa di San Rocco, sat→hôtel di cavalleria ora piazza Terzo Alpini, sat→polveriera ovest del bastione di Richelieu, ora giardini De Amicis.

La Cittadella e le sue porte, e le porte della città
Dalla figura 5, che ritrae la porta di Torino, si comprende com'erano strutturati gli unici due ingressi della città e non è difficile immaginare i numerosi controlli a cui erano sottoposti coloro che volevano entrarvi.

I bastioni
A partire dal 1696 tutte le fortificazioni furono abbattute e la Cittadella, con il già allora antico castello, fu rasa al suolo. Dunque i bastioni di fatto non esistono più. Nelle pagine successive tenterò di sovrapporre all'attuale pianta cittadina gli elementi costituenti della fortezza: mura, bastioni, porte, ecc.

Riferimenti odierni per orientarsi sulla mappa
Ecco alcuni riferimenti della Pinerolo odierna sovrapposti alla mappa secentesca. Sono evidenziati tre edifici (dall'alto, in senso orario): la basilica di San Maurizio, l'edificio in cui ha sede il Municipio (ex arsenale) e la cattedrale di San Donato (duomo). Le vie sono:
1. via Principi d'Acaia, 2. via Convento di San Francesco, 3. via San Giuseppe, 4. via Silvio Pellico, 5. via del Pino, 6. via Sommeiller, 7. via Assietta, 8. via Savoia, 9. via Trento.

Gli edifici religiosi
Nei secoli XVI e XVII l'edilizia civile di Pinerolo fu depressa dalle esigenze militari perciò in città non si trovano costruzioni nuove risalenti a questo periodo. L'edilizia religiosa legata alle confraternite(5) mantenne ancora una certa vivacità, ecco alcuni esempi: 1. chiesa e convento dei frati sat→Cappuccini (dal 1576); 2. chiesa di sat→San Giuseppe (dal 1644) e collegio dei Gesuiti; 3. cappella di sat→San Bernardino (dal 1505) dell'omonima confraternita; l'attuale chiesa sorgerà più tardi, nel XVIII secolo; 4. chiesa di sat→Sant'Agostino, o meglio Santa Maria Liberatrice (dal 1634); 5. cappella della confraternita di sat→Santa Croce (dal 1646); l'attuale chiesa di Santa Croce verra costruita, a un'ottantina di metri dalla cappella, solo dopo l'abbattimento delle mura; 6. chiesa (dal 1671) e monastero (dal 1666) della sat→Visitazione.


(1) Città. In senso amministrativo, il titolo di città fu concesso a Pinerolo dal duca wp→Emanuele Filiberto di Savoia nel Memoriale ai capi della Comunità di Pinerolo del 3 marzo 1575.

(2) Matteo Maria Bandello nacque a wp→Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1485 e morì a wp→Bazens, nell'arrondissement di wp→Agen, in Francia nel 1561. Attinsero alle sue opere scrittori come Shakespeare (per Romeo e Giulietta e La Dodicesima Notte), Cervantes, Stendhal, Byron. Il brano riportato è tratto dalla dedica «all'illustre e virtuoso signore il conte Niccolò d'Arco» della novella XXXVI, parte II Nicuola, innamorata di Lattanzio, va a servirlo vestita da paggio, e dopo molti casi seco si marita; e ciò che a un suo fratello avvenne. Sito del ex→Centro Studi Matteo Bandello.

(3) Fabbricati all'esterno delle mura. Marco Calliero, Bollettino della Società Storica Pinerolese, XXVII (2010), Edifici religiosi in Pinerolo nel '500, pag. 40, Tav. 2.

(4) Il forte di Santa Brigida, Fenochio, Plan de Pignerol, Archivio di Stato di Torino, b→Plan de Pignerol.

(5) Per un'estesa trattazione, si veda Edifici religiosi in Pinerolo nel '500 di Marco Calliero, Bollettino della Società Storica Pinerolese, XXVII (2010), pag. 5 e segg.

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